Senza categoria

Gli studi sulla Formazione dell’Immagine della Sindone di Torino
(Condotti Esperimenti dal 2005)

Esperimenti sulla generazione di immagine sulla Sindone di Torino (dal 2005)

Torna alla pagina principale
Vai alla pagina principale

sindone (76K)
Fotografia della Sindone di Torino (dal sito www .sindone.org) e Suo negativo bianco / nero.
Le Dimensioni della Sindone Sono di circa 441 centimetri di lunghezza e 113 centimetri in larghezza Fotografia della Sindone di Torino (da
http://www.sindone.org) insieme con l’immagine in bianco e nero The Sindone è 441 centimetri di lunghezza e 113 centimetri di larghezza

Pagina con alcune foto degli Ultimi Esperimenti realizzati nel laboratorio – Pagina su esperimenti recenti e foto

Per una paronamica sul Problema della Formazione dell’Immagine – Riguardo la generazione dell’immagine (in italiano)
Un approccio Scientifico alla Formazione dell’Immagine della Sindone di Torino (I parte)

Per una panoramica Sugli studi Condotti Dai Ricercatori del laboratorio Eccimeri – Chi gli esperimenti ENEA (in italiano)
Un approccio scientifico alla Formazione dell’Immagine della Sindone di Torino (II parte)

Presentazioni un Conferenze

ATSI – BARI 2014 colorazione Sindone-like, la conservazione, le misure e l’elaborazione delle immagini Un’indagine di esperimenti presso l’ENEA di Frascati ATSI – BARI 2014 Le Misure dei Ricercatori dell’ENEA di Frascati sulla copia della Sindone di Arquata del Tronto (giugno 2014) A rapporto su recenti misurazioni su una copia della Sindone si trovano in Arquata del Tronto (Ascoli Piceno, Italia)Servizio del TG3 Sulle Misure dell’ENEA sulla copia della Sindone di Arquata del Tronto Broadcasting trasmissione sulle misure a Arquata del Tronto (Ascoli Piceno, Italia) 1 ° Congresso Internazionale sulla Sindone in Spagna – Valencia (2012) Può una raffica di radiazioni creare una colorazione Sindone simile? Una sintesi di 5-anni esperimenti presso l’ENEA di Frascati Articoli scientifici pubblicati do riviste Internazionali – lavori pubblicati su riviste internazionali SHS Web delle Conferenze: “Sindone come colorazione del lino, misure di conservazione e la percezione dei modelli sulla Sindone di Torino”Applied Optics: “Colorare biancheria con laser ad eccimeri per simulare l’immagine corporea della Sindone di Torino ” Journal of Imaging Science and Technology: “della radiazione ultravioletta profonda simula l’immagine della Sindone di Torino” Ottica Applicata: “colorazione superficiale e Sindone come biancheria da brevi impulsi laser nel vuoto ultravioletti ” (link alla rivista – link al documento pubblicato)Pattern Recognition: “Pattern Recognition dopo l’elaborazione delle immagini di immagini a basso contrasto, il caso della Sindone di Torino” (link to rivista – link al documento pubblicato) Rapporti tecnici ENEA – riporta ENEA tecnico Colorazione simil-sindonica di Tessuti di lino TRAMITE Radiazione nel Lontano ultravioletto Sindone come la colorazione della biancheria da impulsi laser nanosecondo nell’ultravioletto vuoto Percezione dei modelli dopo l’elaborazione digitale delle immagini a basso contrasto, il caso della Sindone di Torino Studio multidisciplinare della Sindone di Arquata del Tronto Rivista ENEA “Energia Ambiente Innovazione” – ENEA rivista “Energia Ambiente Innovazione” La conservazione della Sindone di Torino: Ottico Studi Notizie dal sito ufficiale ENEA – News dal sito ENEA Nei Laboratori ENEA di Frascati ottenuta la Colorazione di un telo di lino Notizie Dalla stampa – Notizie dai media Articolo sulla Sindone di Torino e su Quella di Arquata su “OGGI” con intervista a Paolo Di Lazzaro (Notizie da “OGGI” con un’intervista a Paolo Di Lazzaro) Articolo sull’ostensione della Sindone di Arquata del Tronto apparso su con “Avvenire” intervista a Paolo Di Lazzaro(Notizie da “Avvenire” con un’intervista a Paolo Di Lazzaro) Articolo apparso su “L’Osservatore Romano” con commenti di mons. Ghiberti (Notizie da “L’Osservatore Romano”, con un commento di Mons. Ghiberti) Article apparso su “La Stampa” con intervista al prof. Baima Bollone (Notizie da “La Stampa”, con un’intervista al prof. Baima Bollone) Articolo apparso sul “Corriere del Sud” con intervista a Paolo di Lazzaro (Notizie da “Corriere del Sud” con un’intervista a Paolo Di Lazzaro) Article apparso su “The Catholic Herald” con intervista a Paolo di Lazzaro (Notizie da “The Catholic Herald” con un’intervista a Paolo Di Lazzaro) Notizie sul Web Articolo del National Geographic sulla Sindone di Torino con un’intervista a Paolo Di Lazzaro (“National carta geografica sulla Sindone di Torino con un’intervista a Paolo Di Lazzaro “) link alla pagina della Conferenza di Frascati Sulle immagini acheropite (“Link alla conferenza Frascati sulle immagini acheiropoietos”) Di Lazzaro Risponde alle obiezioni (“Di Lazzaro risponde a alcune obiezioni “, da www.uccronline.it) Intervista a Paolo Di Lazzaro Sugli Condotti Esperimenti in ENEA Le ultime notizie di esperimenti biancheria colorazione dell’ENEA di Frascati, intervista al dottor Paolo Di Lazzaro) L’Enea: la Sindone falso un Non E medievale (“ENEA: la Sindone non è un falso medievale”, da www.lastampa.it) O. Romano: la Sindone non e ‘un falso (“Da L’Osservatore Romano: la Sindone non è un falso”, da www.tg1.rai.it) Sindone: Studio dell’ENEA smentisce Che Sia un falso medievale (“Shroud: studio ENEA nega che si tratta di un falso medievale “, da www.agi.it) Sindone: Enea la riproduce in laboratorio (“Sindone: ENEA riproduce in un laboratorio”, da www.ansa.it) Mistero della Sindone: fu un lampo di luce? I Risultati di Un’indagine (“Il mistero della Sindone: si trattava di un lampo di luce I risultati di uno studio”, da www.documentazione.info) Il fascio di luce Che potrebbe Aver impresso la Sindone (“Il fascio di luce che potrebbe aver colorato la Sindone “, da www.zenit.org) L’ENEA Conferma: la Sindone non e ‘opera di un falsario (ENEA conferma: la Sindone non è un lavoro di un falsario, da www.anapscuola.it) La Sindone non ë un falso (“La Sindone non è un falso” da lastampa.it) Le Ricerche dell’Enea sulla Sindone. Padre Pascual: strada lunga ma passo in avanti verso l’autenticità (“La ricerca ENEA sulla Sindone: Padre Pascual: un percorso lungo, ma un passo verso l’autenticità” di it.radiovaticana.va) Sindone di Torino non può essere un falso, i ricercatori dicono: gli scienziati non sono in grado di replicare l’immagine simile a Cristo di stoffa (da www.nydailynews.com) Sindone di Torino, sudario di Gesù Proposto ‘, è autentico, studio italiano suggerisce (da www.huffingtonpost.com) La Sindone di Torino non era falso, italiano dicono gli esperti (da abcnews.go.com) Qual è la natura delle immagini? (Da www.shroud-enigma.com) Breve documentario Che Riporta i Risultati degli Esperimenti ENEA (da RealCatholicTV.com) (Short documentario sugli ultimi esperimenti ENEA, da RealCatholicTV.com) Vaticano II dice Sindone di Torino ha dimostrato genuino (da www.upi .com) È stato Sindone creato in un lampo? (Da NBCNews.com) Gli scienziati suggeriscono Sindone di Torino Authentic (da Sci-news.com) Una nuova ricerca ENEA sul sacro Lino conservato a Torino (da Vatican Insider) giornale ufficiale del Vaticano dice che la scienza non può spiegare Sindone di Torino (da www.telegraph. co.uk) La Sindone di Torino: contraffazione o divina? A scrive scienziato (da The Telegraph blog) studio italiano afferma Sindone di Torino è autentica la tunica di Cristo sepoltura (da theshroudofturin.blogspot.it) Video Documentario trasmesso da RAI 2 comprensivo degli studi eseguiti a Frascati (A 45 minuti documentario trasmesso da RAI 2, tra cui Esperimenti biancheria irraggiamento fatto a ENEA Frascati). Intervista a Paolo Di Lazzaro su RAI 1 (Intervista al Dott Paolo Di Lazzaro, da RAI 1) Paolo Di Lazzaro, Daniele Murra e Antonino Santoni Parlano della Sindone nel Programma “Geo Scienza” (ENEA ricercatori parlano della Sindone in un programma televisivo italiano scientifico) Intervista a Paolo Di Nella Trasmissione Lazzaro “Mattino in famiglia” di Dicembre 2011 (Intervista a Paolo Di Lazzaro in una trasmissione broadcasting italiano) Sindone, Ricerche ENEA (ufficio stampa ENEA) (Shroud , la ricerca ENEA, da ENEA Agenzia di stampa) La sfida di Richard Dawkins per Shroud-Enigma.com













































free web counter

Annunci
Senza categoria

DAI RICERCATORI ENEA I RISULTATI DEGLI ESPERIMENTI CON IL LASER AD ECCIMERI PER LA RIPRODUZIONE IN LABORATORIO DI UN’IMMAGINE SIMILE ALLA SINDONE DI TORINO


Intervista al dott. Paolo Di Lazzaro, responsabile del Laboratorio Eccimeri del Centro Ricerche ENEA di Frascati
Perché un lenzuolo di lino rettangolare lungo 4,4 metri e largo 1,1 metri, che porta impressa un’immagine frontale e dorsale di un uomo flagellato e morto in croce, è divenuto uno degli oggetti più studiati al mondo? Secondo la tradizione cristiana la Sindone ha avvolto il corpo di Gesù e l’immagine impressa sarebbe, quindi, quella del Cristo; eppure a interessarsi della Sindone non è solo il mondo storico-religioso, ma anche quello scientifico.
“La Sindone è un enigma scientifico a molte facce.” Ci spiega il dott. Paolo Di Lazzaro, responsabile del Laboratorio Eccimeri del Centro Ricerche ENEA di Frascati. E in effetti le domande sono numerose. “La misura di radio datazione effettuata con il carbonio 14, per esempio, ha collocato l’origine del telo in pieno medioevo (1260 – 1390) ma questa misura sembra aver sofferto sia di errori materiali di calcolo sia di problemi di contaminazione, ed è in contrasto con molti indizi tessili, iconografici, storici che suggeriscono che questo telo sia più antico di quanto dica la radio datazione”. 
Il principale interrogativo, però, sembra riguardare la realizzazione di questa immagine che ha caratteristiche chimiche e fisiche praticamente impossibili da replicare oggi, e a maggior ragione nel medioevo o in tempi più remoti. “Fra le tante caratteristiche peculiari, l’immagine si presenta come un negativo fotografico; il colore risiede solo in uno strato molto superficiale dei fili del tessuto e le sue sfumature contengono informazioni tridimensionali. Le numerose tracce ematiche (sangue, siero, birilubina 1) sul telo sono pienamente rispondenti ad un uomo crocefisso e fortemente traumatizzato e la mancanza di immagine sotto le macchie di sangue suggerisce che il sangue stesso abbia schermato il lino dalla causa dell’immagine, quindi il sangue si è depositato prima della formazione dell’immagine. Queste caratteristiche sono talmente difficili da riprodurre, anche con la tecnologia attuale, che rendono assai improbabile l’ipotesi del falsario medioevale in grado di creare questa immagine”.
Dott. Di Lazzaro perché vi siete interessati alla Sindone?

La curiosità è una delle caratteristiche principali degli scienziati. Di fronte all’immagine sindonica, invece di porci la domanda sul “quando?” a Frascati ci siamo chiesti “come?”. Tempo fa abbiamo visto alcune foto al microscopio del tessuto della Sindone di Torino e abbiamo notato una somiglianza con le fibre di tessuto che avevamo colorato con i nostri Laser per conto di alcune industrie tessili. Ci siamo chiesti se era possibile, con le nostre conoscenze e tecnologie, produrre una immagine simil-sindonica.
In cosa consistono i vostri esperimenti e cosa siete riusciti a dimostrare?


I risultati ottenuti sono andati oltre ogni nostra aspettativa. Abbiamo dimostrato che un impulso di luce ultravioletta2 estremamente breve (pochi miliardesimi di secondo) in un intervallo ristrettissimo di valori di energia e densità di potenza è in grado di colorare con la stessa cromaticità dell’immagine sindonica il tessuto di lino in modo molto superficiale, in pratica solo gli strati più esterni del singolo filo di lino.
Più precisamente, ciascun filo di lino (che ha un diametro di circa 0,3 millimetri) è composto da circa 200 fibrille3. Noi siamo riusciti a colorare il primo strato di fibrille esposto alla luce laser, il cosiddetto “primary cell wall” della fibrilla di lino, una pellicola sottilissima spessa 0,2 micrometri che circonda la fibrilla, lasciando la parte interna della stessa fibrilla non colorata. Questa è una delle caratteristiche dell’immagine sindonica più difficili da replicare. Inoltre abbiamo osservato che bastava variare di pochissimo il valore di intensità per ottenere una colorazione sempre superficiale, ma molto più profonda di 0,2 micrometri.4 Si tratta della prima volta che, in analogia con l’immagine sindonica, si riesce a colorare solo il “primary cell wall” della fibrilla di lino tramite radiazione, un risultato mai ottenuto sinora con metodi chimici a contatto (coloranti, paste chimiche, polveri, acidi, vapori, ecc) e avvicinato solo da una tecnica che utilizza la cosiddetta “scarica ad effetto corona”5 e che emette luce ultravioletta.
Questi risultati sono stati riassunti in tre articoli pubblicati sulle riviste scientifiche statunitensi Applied Optics nel 2008 e 2012 e Journal of Imaging Science and Technology nel 2010, e nella rivista Pattern Recognition nel 2013.
Con il vostro laser siete riusciti a colorare in modo superficiale un telo di lino dopo anni di studi per capirne i meccanismi fisico-chimici.

L’idea iniziale era di sfruttare l’elevato assorbimento nell’ultravioletto della cellulosa, che costituisce il 75% delle fibre di lino, per ottenere una colorazione estremamente superficiale, in uno spessore micrometrico o sub-micrometrico. Di conseguenza la scelta è ricaduta sui sistemi laser a eccimero perché sono i laser con maggiore potenza emessa nell’ultravioletto. Abbiamo inviato gli impulsi di luce ultravioletta emessi dai nostri laser ad eccimeri a bombardare vari tessuti di lino, sia grezzi che sbiancati, fabbricati recentemente ma con antiche tecniche, come quella del telaio a mano.
Non avendo trovato in letteratura esperimenti di colorazione di lino tramite luce laser ultravioletta, abbiamo iniziato gli esperimenti in cieco, variando tutti i parametri laser (durata temporale, intensità, numero di impulsi consecutivi) in un ampio intervallo di valori.  Questa procedura ha richiesto circa due anni per essere completata. Alla fine siamo riusciti a trovare i parametri laser adatti a colorare in modo simile alla sindone i tessuti di lino, con una sorpresa: è sufficiente, infatti, una piccola variazione dei parametri laser per non ottenere più la colorazione.
Un ulteriore effetto che avete ottenuto è stata un’ “immagine latente”, di cosa si tratta?


Appena al di sotto dell’intensità minima per generare la colorazione, è possibile ottenere una colorazione invisibile, che “appare” solo dopo un invecchiamento naturale del lino di circa due anni, oppure dopo un invecchiamento artificiale ottenuto con pochi secondi di riscaldamento del tessuto a 190 gradi centigradi. Anche in questo caso siamo riusciti a individuare i principali meccanismi fisico-chimici che sottendono la generazione di queste immagini latenti.


Ma allora, in base ai vostri risultati, è possibile riprodurre l’immagine sindonica con le stesse dimensioni?

Diciamo che è molto difficile. Se consideriamo la densità di potenza di radiazione che noi abbiamo utilizzato per ottenere la colorazione di un solo centimetro quadrato di lino, per riprodurre l’intera immagine con un singolo flash di luce sarebbero necessari quattordicimila laser, pensate ad un intero palazzo pieno di laser.
Il nostro è l’ultimo di centinaia di tentativi di riproduzione, i primi hanno utilizzato tecniche a contatto con risultati simili all’originale ad occhio nudo, ma molto diversi se osservati al microscopio. In tempi recenti si è pensato di utilizzare irraggiamenti sia tramite particelle (protoni) sia tramite radiazione ultravioletta emessa da scariche elettriche tipo corona o direttamente da sorgenti laser, come nel nostro caso.


I risultati che avete ottenuto possono essere una risposta a uno dei misteri della Sindone?


Quando si parla di un flash di luce che riesce a colorare un telo di lino in modo simile alla sindone è facile portare il discorso nell’ottica del miracolo e della resurrezione. Ma come scienziati, noi ci occupiamo solo di eventi scientificamente riproducibili, e la resurrezione non lo è. Quello che posso dire con assoluta certezza è che il nostro risultato è riproducibile in laboratorio, lo abbiamo verificato più volte con attenzione. Se i nostri risultati scientifici possono aprire un dibattito filosofico e teologico, le conclusioni le lasciamo agli esperti dei rispettivi campi, e in definitiva alla coscienza di ciascuno di noi.

Approfondimenti


Da sinistra a destra: Daniele Murra, Paolo Di Lazzaro e  Giuseppe Baldacchini

Colorazione latente del tessuto, che si evidenzia dopo invecchiamento artificiale (riscaldamento) o naturale
Foto al microscopio petrografico di una fibrilla di lino (al centro) parzialmente irraggiata
da laser eccimero. Le zone irraggiate e non irraggiate da luce laser sono ingrandite negli inserti
in alto e in basso, rispettivamente. La parte irraggiata evidenzia zone luminose a causa della
perdita della birifrangenza, sintomo di fragilità e stress e disidratazione indotti dalla radiazione laser
Immagine al microscopio ottico di un filo di lino (ingrandimento 20X) dopo irraggiamento laser
eccimero. Si possono notare modifiche morfologiche della struttura superficiale delle fibrille simili
a quelle osservate nelle fibrille di immagine della Sindone
Effetto di colorazione latente. Sopra: tessuto di lino irraggiato con intensità laser inferiore
al valore di soglia per ottenere la colorazione. La parte a destra in alto è stata scaldata a
190°C per 15 secondi per ottenere un invecchiamento (disidratazione) artificiale, ed evidenzia
una colorazione in corrispondenza alla zona irraggiata. Sotto: lo stesso tessuto un anno dopo:
anche la parte non riscaldata mostra una colorazione dopo invecchiamento naturale


Filo di lino dopo irraggiamento laser eccimero. Le fibrille esposte alla luce laser sono colorate gialle
con una cromaticità simile a quella sindonica, mentre le parti del filo coperte dall’intreccio
trama-ordito non presentano colorazione

—————————————————-

(1) La bilirubina è un pigmento di colore giallo-rossastro, contenuto nella bile ed è un prodotto del catabolismo dell’emoglobina.

(2) La luce ultravioletta è una radiazione elettromagnetica invisibile, con una lunghezza d’onda inferiore alla luce visibile, ma più grande di quella dei raggi X.

(3) Fibre elementari aventi una struttura cilindrica (nel caso del lino) con lunghezza media di 30 millimetri e diametro medio di 20 micrometri. Principale costituente dei tessuti naturali cellulosici.

(4) Un micrometro equivale a un millesimo di millimetro.

(5) La scarica corona è un fenomeno per cui una corrente elettrica fluisce tra un conduttore a potenziale elettrico elevato e l’aria circostante ma senza provocare un arco. L’aria ionizzata emette radiazione visibile e ultravioletta.

Senza categoria

[Speciale Sindone] La Sindone e il Sudario di Oviedo si confermano a vicenda: ecco perché

by jeannedarc

Avevamo già parlato qui (Sacra Sindone, parla il Fisico dell’ENEA: ‘Vi svelo la verità’) delle scoperte scientifiche più recenti e attendibili in merito alla Sindone. Qui i dati vengono combinati con quelli risultanti dalle analisi del Sudario di Oviedo. Buona lettura! [RS]

la_sacra_sindone_emanuela_marinelli_reliquia

«Tutte le informazioni apportate dallo studio e dalla ricerca» sulla Sindone di Torino e sul Sudario di Oviedo «sono in accordo con quello che, dal punto di vista della Medicina forense, ci si dovrebbe aspettare che avvenisse su delle tele con queste caratteristiche se avessero coperto la testa di un cadavere con tutte le lesioni che patì Gesù di Nazareth, proprio come si racconta nei Vangeli». Lo ha affermato oggi il medico forense spagnolo Alfonso Sánchez Hermosilla al convegno del Centro Internazionale di Sindonologia che si è svolto il 1 maggio a Torino, dedicato all’aggiornamento sulle «principali tematiche» riguardante la Sindone.

Si trattava di un incontro non pubblico, ma riservato ai membri del Centro e quest’anno esteso anche ai gruppi e organizzazioni che in tutto il mondo collaborano con il Centro di Torino.  Sono infatti arrivati dalla Francia, Inghilterra, Spagna, Perù, Messico, Brasile e Bolivia più di 300 studiosi ed esperti. «Anche questa volta», ha spiegato Gian Maria Zaccone, direttore scientifico del Museo della Sindone,  «al centro del dibattito e degli interventi, non è il tema dell’autenticità del Telo. Scopo dell’incontro è fare il punto su alcuni temi della ricerca sindonica che necessitano di approfondimento, quali ad esempio il ruolo della ricerca palinologica ed il significato della ricerca storica ed informatica sulla Sindone».

Tra gli esperti ha preso la parola anche Sánchez Hermosilla, direttore del EDICES (Gruppo di Investigazione del Centro Spagnolo di Sindonologia), il medico forense che ha continuato gli studi intrapresi negli anni Sessanta da monsignor Giulio Ricci sul Sudario di Oviedo. «La somiglianza nella morfologia delle macchie e la dimensione delle stesse con la Sindone di Torino», fece pensare  a Ricci «che aveva effettivamente trovato la reliquia di cui parla San Giovanni» nel suo Vangelo, quando accenna al sudario nel sepolcro. «Dal punto di vista dell’antropologia forense e della medicina forense – ha continuato Sánchez – tutte le informazioni messe in evidenza dall’investigazione scientifica, sono compatibili con l’ipotesi che la Sindone di Torino e il Sudario coprirono il cadavere della stessa persona».

sudario-di-oviedo

Il Sudario di Oviedo è una reliquia che si conserva nella cattedrale di “El Salvador” a Oviedo, in Spagna, nella Camera Santa utilizzata come cappella del palazzo durante il regno del re Alfonso II, un edificio annesso al palazzo e costruito con l’intenzione di alloggiare il Sudario insieme ad altre reliquie dallo stesso re. «Questa tela si trova in questa regione della Spagna del nord dall’anno 812 o 842» ed «è confezionata in lino; ha una dimensione di circa 84 + 54 centimetri». La struttura tessile della Sindone e del Sudario «hanno la stessa composizione, concretamente lino, identico spessore delle fibre, sono filati a mano e con una torsione a “Z”, anche se sono stati tessuti in modi differenti: sargia a spiga per la Sindone e motivo ortogonale (taffettà) per il Sudario».

Nel Sudario non compare nulla di simile all’immagine misteriosa presente nella Sindone e prodottasi dopo che il corpo avvolto nel lenzuolo lo aveva macchiato d sangue e fluidi. Vi si trovano infatti soltanto tracce di sangue e altri fluidi corporali «provenienti da un cadavere umano», come già aveva affermato nel 1985 il professor Pierluigi Baima Bollone, confermando che inoltre il sangue era del gruppo AB, dato che fu confermato posteriormente dal dottor José Delfín Villalaín Blanco.

«Lo studio morfologico delle macchie presenti sulle due tele – ha affermato Sánchez – manifestano un’evidente somiglianza tra loro, la causa si deve al fatto che il cadavere che le originò fu trattato con molta cura in entrambi i casi». Certo, ammette lo studioso spagnolo, «bisogna tenere in conto che questa somiglianza morfologica tra le macchie di sangue potrebbe non essere rilevante: teste diverse possono dare macchie molto simili, così come una stessa testa può dare macchie molto diverse. Nonostante ciò – ribadisce – entrambe le formazioni si corrispondono molto bene, se si confrontano entrambe le reliquie, sia per la relativa posizione, sia per la dimensione superficiale, a cui bisogna aggiungere la concordanza delle distanze tra le lesioni che originarono le macchie».

Sánchez Hermosilla ha fatto notare come il Sudario di Oviedo «nascose il volto del cadavere» prima che questo fosse avvolto nella Sindone di Torino. «Dal punto di vista della Medicina forense, appare un elevato numero di concordanze tra le lesioni che si notano nell’immagine sindonica, e quelle che si possono osservare nello studio criminalistico del Sudario di Oviedo. Inoltre, tutte queste lesioni, concordano con le scoperte che, ai suoi tempi, realizzò lo STURP attraverso l’uso del VP8».

Tra le evidenze che il medico spagnolo ritiene più importanti si segnalano le macchie di sangue attribuire alle spine della corona che «appaiono in entrambe le reliquie con una grande somiglianza nella distanza che le separa tra di loro».La superficie «occupata dalla narice in entrambe le tele è molto simile, nel Sudario di Oviedo occupa un’area di 2,280 cm², e nella Sindone di 2 cm². Così anche verso la metà della regione destra del naso appare una zona infiammata con una superficie di 100 mm² nel Sudario e di 90 mm² nella Sindone».

Inoltre, una delle macchie del Sudario di Oviedo «sembra compatibile con alcune delle ferite causate dal Flagrum Taxilatum» – il flagello usato per colpire l’uomo sindonico – «nella parte destra del collo, e risulta essere compatibile con alcune delle impronte della Sindone di Torino attribuite a questa stessa ragione. Nella regione occipitale appaiono macchie di sangue vitale, cioè che si versò quando il condannato era ancora vivo, sono molto simili in entrambe le tele e sembrano relazionarsi con le lesioni del cuoio capelluto, inoltre risultano essere in accordo con quelle che produrrebbe una corona di spine».

«All’altezza della 7° vertebra cervicale, o vertebra prominens, nel Sudario di Oviedo – continua lo studioso – compare una macchia che prende la forma di una farfalla, e che si poté originare come conseguenza della precisa cucitura della tela di Oviedo ai capelli del cadavere unto di sangue ancora fresco. Questo modo di cucire la tela alla capigliatura ne produsse la forma che si può osservare nell’immagine sindonica e che alcuni autori credettero di identificare con una specie di codino o addirittura una treccia, costituendo un’altra prova dell’influenza che ebbe l’utilizzo anteriore del Sudario rispetto alla Sindone. Ad entrambi i lati di questa macchia ne appaiono altre causate dai fluidi cadaverici, e che sono simili nella Sindone e nel Sudario».

topic

Sánchez ha anche affermato che sul Sudario di Oviedo compare una macchia localizzata proprio nell’angolo inferiore sinistro del rovescio della tela, «che potrebbe essersi prodotto come conseguenza dell’orifizio di uscita della lesione causata dalla lancia, questa macchia ha la sua equivalenza nella Sindone di Torino e potrebbe essere passata inosservata fino ad allora per la sua somiglianza morfologica con le macchie attribuite alla flagellazione. Oltre a questa macchia, appaiono segni indiretti della lancia, così come gli abbondanti coaguli di fibrina che compaiono nella cosiddetta macchia diffusa e macchia a fisarmonica».

Le ricostruzioni tridimensionali del volto dell’uomo della Sindone sono compatibili con le macchie presenti nel Sudario. «Dopo aver conosciuto le proporzioni craniometriche presenti in entrambe le reliquie, e una volta realizzata la loro comparazione, si evince che sono concordi, ciò che ha permesso allo scultore D. Juan Manuel Miñarro López di realizzare una ricostruzione del volto dell’Uomo della Sindone. Questa ricostruzione è totalmente compatibile con il volto dell’Uomo del Sudario, non solo per le sue proporzioni antropometriche, ma anche nelle lesioni traumatiche che presentano entrambe».

«Di fatto, si verificò anche la compatibilità del volto una volta scolpito, dato che si colorò nelle regioni anatomiche che sono macchiate di sangue nel Sudario di Oviedo, sopra di loro venne messa una tela con molta attenzione in modo da scoprirlo successivamente e verificare il risultato; le impronte risultanti apparvero molto simili a quelle della tela di Oviedo».

Infine, incrostato in un coagulo di sangue proveniente dal Sudario di Oviedo, «si è scoperto un granello di polline che è stato morfologicamente identificato dalla biologa dell’EDICES Marzia Boi come appartenente al genere botanico Helicrisum, ed è compatibile con altri pollini analoghi trovati da altri investigatori sulla Sindone di Torino. Questa scoperta, oltre a mostrare un’ulteriore analogia tra le due reliquie, potrebbe appoggiare l’ipotesi di Marzia Boi secondo cui parte dei pollini potrebbero essere arrivati alle tele procedenti dagli unguenti con cui fu avvolto il cadavere».

Fonte

Senza categoria
15/02/2013 

“La Sindone non è un falso”

Sindone

SINDONE

Una nuova ricerca dell’Enea sul sacro Lino custodito a Torino

MARCO TOSATTI
ROMA

L’Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha pubblicato un rapporto sui cinque anni di esperimenti svolti nel centro Enea di Frascati sulla “colorazione simil-sindonica di tessuti di lino tramite radiazione nel lontano ultravioletto”. In parole povere: si è cercato di capire come si è impressa sul telo di lino della Sindone di Torino l’immagine così particolare che ne costituisce il fascino, e il più grande e radicale interrogativo, di “individuare i processi fisici e chimici in grado di generare una colorazione simile a quella dell’immagine sindonica”.

Nell’articolo linkato si trova lo sviluppo della ricerca. Gli scienziati (Di Lazzaro, Murra, Santoni, Nichelatti e Baldacchini) partono dall’ultimo (e unico) esame completo interdisciplinare del lenzuolo, compiuto nel 1978 dalla squadra degli scienziati americani dello STURP (Shroud of Turin Reasearch Project). Una base di partenza di cui troppo spesso chi scrive e discetta di Sindone preferisce non tenere conto, a dispetto dell’evidenza dei dati, verificati da un accurato controllo su riviste “peer rewieved”, cioè approvate da altri scienziati in modo oggettivo e indipendente.

Il rapporto dell’Enea smentisce, con molto fair play, quasi “en passant”, ma con molta chiarezza, l’ipotesi che la Sindone di Torino possa essere opera di un falsario medievale. L’ipotesi è stata avvalorata – contro molte argomentazioni di peso – dall’esito delle discusse, e probabilmente falsate – misurazioni al C14; un esame la cui credibilità è stata resa molto fragile oltreché dalla difficoltà oggettiva (le possibilità di contaminazione di un tessuto di cui non si conosce che in parte il percorso storico sono altissime), anche da errori fattuali di calcolo, dimostrati, e dall’impossibilità di ottenere per i controlli necessari i “dati grezzi” dai laboratori. A dispetto delle reiterate richieste. Un’omissione che basta da sola a gettare un’ombra pesante sulla correttezza scientifica dell’episodio.

Scrive il rapporto: “La doppia immagine (frontale e dorsale) di un uomo flagellato e crocifisso, visibile a malapena sul lenzuolo di lino della Sindone di Torino   presenta numerose caratteristiche fisiche e chimiche talmente peculiari   che rendono ad oggi impossibile ottenere in laboratorio una colorazione identica in tutte le sue sfaccettature, come discusso in numerosi articoli, elencati nelle referenze. Questa incapacità di replicare (e quindi falsificare) l’immagine sindonica impedisce di formulare un’ipotesi attendibile sul meccanismo di formazione dell’impronta.  Di fatto, ad oggi la Scienza non è ancora in grado di spiegare come si sia formata l’immagine corporea sulla Sindone.

A parziale giustificazione, gli Scienziati lamentano l’impossibilità di effettuare misure dirette sul lenzuolo sindonico.  Infatti, l’ultima analisi sperimentale in situ delle proprietà fisiche e chimiche dell’immagine corporea della Sindone fu effettuata nel lontano 1978 da un gruppo di 31 scienziati sotto l’egida dello Shroud of Turin Research Project, Inc. (STURP). Gli scienziati utilizzarono strumentazione all’avanguardia per l’epoca, messa a disposizione da diverse ditte produttrici per un valore commerciale di due milioni e mezzo di dollari, ed effettuarono numerose misure non distruttive di spettroscopia infrarossa, visibile e ultravioletta, di fluorescenza a raggi X, di termografia e pirolisi, di spettrometria di massa, di analisi micro-Raman, fotografia in trasmissione, microscopia, prelievo di fibrille e test microchimici”.

Le analisi effettuate sul telo sindonico non trovarono quantità significative di pigmenti (coloranti, vernici) né tracce di disegni.  Sulla base dei risultati delle decine di misure effettuate, i ricercatori STURP conclusero che l’immagine corporea non è dipinta, né stampata, né ottenuta tramite riscaldamento. Inoltre, la colorazione dell’immagine risiede nella parte più esterna e superficiale delle fibrille che costituiscono i fili del tessuto di lino, e misure effettuate recentemente su frammenti di telo sindonico dimostrano che lo spessore di colorazione è estremamente sottile, pari a circa 200 nm = 200 miliardesimi di metro, ovvero un quinto di millesimo di millimetro, corrispondente allo spessore della cosiddetta parete cellulare primaria della singola fibrilla di lino. Ricordiamo che un singolo filo di lino è formato da circa 200 fibrille.

Altre importanti informazioni derivate dai risultati delle misure STURP sono le seguenti: Il sangue è umano, e non c’è immagine sotto le macchie di sangue; la sfumatura del colore contiene informazioni tridimensionali del corpo; le fibre colorate (di immagine) sono più fragili delle fibre non colorate; la colorazione superficiale delle fibrille di immagine deriva da un processo sconosciuto che ha causato ossidazione, disidratazione e coniugazione della struttura della cellulosa del lino. “In altre parole, la colorazione è conseguenza di un processo di invecchiamento accelerato del lino”.

Come già accennato, fino ad oggi tutti i tentativi di riprodurre un’immagine su lino avente le medesime caratteristiche sono falliti. Alcuni ricercatori hanno ottenuto immagini aventi un aspetto simile all’immagine sindonica, ma nessuno è mai riuscito a riprodurre simultaneamente tutte le caratteristiche microscopiche e macroscopiche. “In questo senso, l’origine dell’immagine sindonica è ancora sconosciuta. Questo sembra essere il nodo centrale del cosiddetto “mistero della Sindone”: indipendentemente dall’età del lenzuolo sindonico, che sia medioevale (1260 – 1390) come risulta dalla controversa datazione al radiocarbonio o più antico come risulta da altre indagini, e indipendentemente dalla reale portata dei controversi documenti storici sull’esistenza della Sindone negli anni precedenti il 1260, la domanda più importante, la “domanda delle domande” rimane la stessa: come è stata generate l’immagine corporea sulla Sindone?”.

Ci sono due possibilità, scrivono gli scienziati, su come il lenzuolo sindonico sia stato posto intorno al cadavere: posato sotto e sopra (non completamente a contatto con tutto il corpo irrigidito dal rigor mortis) oppure pigiato sul corpo e legato in modo da avere un contatto con quasi tutta la superficie corporea.

“La prima modalità è avvalorata dal fatto che esiste una precisa relazione tra l’intensità (sfumatura) dell’immagine e la distanza fra corpo e telo. Inoltre, l’immagine è presente anche nelle zone del corpo non a contatto con il telo, ad esempio immediatamente sopra e sotto le mani, e intorno la punta del naso. La seconda modalità è meno probabile perché sono assenti le deformazioni geometriche tipiche di un corpo a tre dimensioni riportato a contatto su un lenzuolo a due dimensioni. Inoltre, manca l’impronta dei fianchi del corpo. Di conseguenza, possiamo dedurre che l’immagine non si è formata dal contatto del lino con il corpo”.

E’ proprio questa osservazione, “unita alla estrema superficialità della colorazione e all’assenza di pigmenti” che “rende estremamente improbabile ottenere una immagine simil-sindonica tramite metodi chimici a contatto, sia in un moderno laboratorio, sia a maggior ragione da parte di un ipotetico falsario medioevale”. Sotto le macchie di sangue non c’è immagine. Questo significa che le tracce di sangue si sono depositate prima dell’immagine. Quindi l’immagine si formò in un momento successivo alla deposizione del cadavere. Inoltre tutte le macchie di sangue hanno contorni ben definiti, senza sbavature, quindi si può ipotizzare che il cadavere non fu asportato dal lenzuolo. “Mancano segni di putrefazione in corrispondenza degli orifizi, che si manifestano dopo circa 40 ore dalla morte. Di conseguenza, l’immagine non dipende dai gas di putrefazione e il cadavere non rimase nel lenzuolo per più due giorni”.

Una della ipotesi relative alla formazione dell’immagine era quella di una forma di energia elettromagnetica (ad esempio un lampo di luce a corta lunghezza d’onda), che potrebbe avere i requisiti adatti a riprodurre le caratteristiche dell’immagine sindonica, quali la superficialità della colorazione, la sfumatura del colore, l’immagine anche nelle zone del corpo non a contatto con il telo e l’assenza di pigmenti sul telo.

I primi tentativi di riprodurre il volto sindonico tramite radiazione, utilizzarono un laser CO2 che hanno prodotto una immagine su un tessuto di lino simile a livello macroscopico. Tuttavia, l’analisi microscopica ha evidenziato unacolorazione troppo profonda e molti fili di lino carbonizzati, caratteristiche incompatibili con l’immagine sindonica. Invece i risultati dell’Enea “dimostrano che un brevissimo e intenso lampo di radiazione VUV direzionale può colorare un tessuto di lino in modo da riprodurre molte delle peculiari caratteristiche della immagine corporea della Sindone di Torino, incluse la tonalità del colore, la colorazione superficiale delle fibrille più esterne della trama del lino, e l’assenza di fluorescenza”. Tuttavia, avvertono gli scienziati dell’Enea, “va sottolineato che la potenza totale della radiazione VUV richiesta per colorare istantaneamente la superficie di un lino corrispondente ad un corpo umano di statura media, pari a IT  superficie corporea = 2000 MW/cm2  17000 cm2 =  34mila miliardi di Watt rende oggi impraticabile la riproduzione dell’intera immagine sindonica usando un singolo laser eccimero, poiché questa potenza non può essere prodotta da nessuna sorgente di luce VUV costruita fino ad oggi (le più potenti reperibili sul mercato arrivano ad alcuni miliardi di Watt)”.

Però l’’immagine sindonica “presenta alcune caratteristiche che non siamo ancora riusciti a riprodurre, – ammettono – per esempio la sfumatura dell’immagine dovuta ad una diversa concentrazione di fibrille colorate gialle alternate a fibrille non colorate”.  E avvertono: “Non siamo alla conclusione, stiamo componendo i tasselli di un puzzle scientifico affascinante e complesso”.  L’enigma dell’origine dell’immagine della Sindone di Torino rimane ancora “una provocazione all’intelligenza”, come aveva detto Giovanni Paolo II.

Senza categoria
Sindone, pollini dicono: vera
06/06/2012

Il polline rivela: la Sindone è un lenzuolo funebre Nei giorni scorsi si è svolto a Valencia un convegno sulla Sindone. Ci è sembrato particolarmente interessante il lavoro di una studiosa universitaria, Marzia Boi, ricercatrice presso l’Università delle Isole Baleari.

MARCO TOSATTI

Il polline rivela: la Sindone è un lenzuolo funebre Nei giorni scorsi si è svolto a Valencia un convegno sulla Sindone. Ci è sembrato particolarmente interessante il lavoro di una studiosa universitaria, Marzia Boi, ricercatrice presso l’Università delle Isole Baleari. La Boi è una specialista di “palinologia” la sceinza che studia i pollini. Come è noto agli appassionati del genere, il tessuto della Sindone è coperto di pollini; e la relazione della ricercatrice mette in rilievo con chiarezza il fatto che i pollini testimoniano che il lenzuolo custodito a Torino aveva una caratteristica ben precisa: era un lenzuolo funerario, utilizzato secondo rituali presenti nell’area del Medio oriente da oltre due millenni.

La Boi nella sua relazione non lo dice; ma noi ci permettiamo di aggiungere che questa constatazione è un forte elemento contro la tesi della falsificazione medievale. Appare infatti piuttosto incredibile ( e costituirebbe un reale miracolo scientifico) l’idea di un falsario medievale con le conoscenze degli unguenti e degli olii utilizzati nei riti funerari ebraici del I secolo dopo Cristo, e si fosse messo a ricostituire unguenti e aromi secondo quelle disponibilità e formule in attesa che qualche secolo più tardi strumenti di cui non è a conoscenza potessero rivelarlo.

Scrive nella sua relazione a Valencia Marzia Boi: “I pollini del Sacro Lino, che fino ad ora sono stati messi in relazione con l’origine geografica della reliquia, rivelano inoltre gli oli e gli unguenti applicati sia al cadavere che alla tela. Le scoperte aggiungono un significato etnoculturale in relazione a pratiche funerarie molto antiche. Queste particelle, indistruttibili col passare del tempo, fotografano un rito funebre di 2000 anni fa e grazie alle stesse, si sono rivelate le piante usate nella preparazione del cadavere conservato nella tela. Le sostanze oleose hanno permesso che i suoi pollini, quali componenti accidentali, si siano fermati, impregnati e nascosti nel tessuto di lino, quali testimoni invisibili di uno straordinario evento storico”. Secondo la tradizionale ebraica i cadaveri e ciò che li copriva erano trattati con olii e unguenti profumati in un rito minuzioso. La ricerca della Boi analizza i lavori pubblicati sui pollini della Sindone. Max Frei, il grande studioso svizzero dei pollini della Sindone, ha lasciato un tesoro documentario.

Un esame con strumenti più avanzati di quelli di oltre trent’anni fa haanno portato la ricercatrice a correggere alcune identificazioni. Fra queste è particolarmente importante una scoperta: “Posso vedere come il polline di Anemone è in realtà di Pistacia. Il polline di Ridolfia lo identifico come un’Asteracea di nome Helichrysum”. E fa un’altra scoperta: e cioè che il polline finora identificato come quello di “Gundelia Tourneforti” in realtà non lo è. Gundelia Tourneforti è una delle 23.000 specie di Asteracea al mondo, che cresce nei deserti montani di tutta l’Asia Minore.

Nel 1999 due grandi studiosi ebrei, Danin e Baruch nel libro “Flora of the Shroud” nella loro revisione del lavoro di Frei confermano la specie Gundelia come il polline più abbondante nel lino e ipotizzano che la corona di spine sia stata formata da foglie della stessa Gundelia. Marzia Boi non è di questo parere. L’esame al microscopio elettronico della Boi da’ la risposta: il polline non è nè Ridolfia né Gundelia, ma Helichrysum. E’ il polline più abbondante (29.1%) seguito da Cistaceae con l’8.2%, Apiaceae con il 4.2% e Pistacia con lo 0.6%. “Tutte le piante menzionate sono di pollinizzazione entomofila: i loro pollini si spostano con l’aiuto di insetti e non nell’aria; questo dimostra che ci deve essere stato un contatto diretto o con le piante o con i prodotti di uso funerario…la lista dei pollini rivela la traccia delle piante più usate negli antichi riti funerari. I pollini riconosciuti chiariscono che il Sacro Lino è stato unto con oli e unguenti, così come probabilmente il corpo che ha avvolto”. Da foglie, frutto e corteccia del genere Pistacia si otteneva un balsamo usato anche come unguento.

Ma dall’Helichrysum si produceva un olio di ottima qualità, usato per ungere sia la tela funebre che il cadavere, e proteggerli. “L’uso di questo olio nei rituali funerari antichi è documentato in vari Paesi, dall’Arabia alla Grecia”. Conclude Marzia Boi: “I pollini dominanti nella Sindone sono l’immagine del rituale funerario secondo gli usi di 2000 anni fa in Asia Minore. Sono i componenti degli unguenti e olii più preziosi dell’epoca che sono rimasti straordinariamente sigillati nella tela…Aver identificato correttamente il polline di Helichrysum, erroneamente chiamato Gundelia, conferma e da autenticità all’importante personalità del corpo avvolto nel lino”.

Senza categoria

 The 1978 Scientific Examination


This page will present an overview of the first ever in-depth scientific examination of the Shroud of Turin, performed by an international team of experts in 1978. A large part of that group consisted of the Shroud of Turin Research Project, Inc., (STURP), a team of American scientists and researchers that spent over two years preparing a series of tests that would gather a vast amount of Shroud data in a relatively short period of time. STURP’s primary goal was to determine the scientific properties of the image on the Shroud of Turin, and what might have caused it. In October of 1978 the STURP team spent 120 continuous hours conducting their examination of the Shroud.

To this day, scientists around the world use the data gathered by STURP for their Shroud research. Even the Vatican has stated that the material gathered in 1978 constitutes theofficial scientific data available for Shroud research and it has no plans to allow any further testing, except in the area of conservation of the cloth itself. Although carbon dating of the Shroud in 1988 yielded a 14th century date, newly discovered information has led many researchers to believe the carbon date is in error. The controversy continues. In any case, no serious study of the Shroud of Turin can ignore the immense volume of scientific facts determined from the 1978 data, and a close look at the 1978 test results must be on the agenda of any intelligent person interested in deciding for himself.

Unfortunately, most of the published scientific work on the Shroud has not been readily available to the general public. Much of STURP’s work was technical and resides in refereed scientific journals that are quite obscure to the average person. The general public usually gets their information from the media, who often present biased interpretations and include commentary from so-called “experts” who draw conclusions or present their own theories with little regard for the facts. Over the years, this created a blending of fact and fiction in the eyes of the public that evolved into a Shroud “mythology.”

In an effort to foster an intelligent approach to Shroud study, this site will attempt to bring all of STURP’s work together, encapsulate it and give you a look at the research and the results. To that end, a Summary of STURP’s Conclusions, a Bibliography of STURP’s Published Papers and a List of all STURP Team Members are included for your information. Unfortunately, copyright restrictions do not allow us to reprint most of these papers on our website. However, qualified researchers may request single copies of individual papers for research use only. Contact the Editor for details.

Click here to view a Summary of STURP’s Conclusions.

Click here to view a Bibliography of STURP’s Published Papers.

Click here to view a List of the STURP Team.

To give you a sense of the event, a number of photographs of the 1978 examination itself are included below.


1978 Examination Photographs

Click on the thumbnails below to open larger views with detailed information about each image.

This page includes an
animated gif file showing
the VP-8 in action

Click on the thumbnails above to open larger views with detailed information about each image.

Top of Page Main Menu Shroud Library
Senza categoria
Gli esperti della Sindone a convegno da tutto il mondo   versione testuale
Oltre 300 esperti della Sindone sono giunti oggi da Francia, Inghilterra, Spagna, Perù, Messico, Brasile, Bolivia per il convegno di studi del Centro Internazionale di Sindonologia che si è tenuto al Santo Volto. Un incontro non pubblico, ma per i membri del Centro esteso anche ai suoi Gruppi italiani, nonché alle organizzazioni e centri di ricerca che da tutto il mondo collaborano con l’ente torinese.

«Si tratta della nostra Assemblea annuale – spiega il professor Bruno Barberis, direttore del Centro – che normalmente organizziamo in prossimità della festa della Sindone, fissata il 4 maggio».
«Anche questa volta – secondo l’impostazione del Centro di Sindonologia –  al centro del dibattito e degli interventi, non è il tema dell’autenticità del Telo». «Scopo dell’incontro – puntualizza il professor Barberis – è fare il punto sullo stato di avanzamento dei nostri studi sulla Sindone, articolati per campi di interesse».
Alcuni temi della ricerca sindonica necessitano in particolare di approfondimento, quali ad esempio il ruolo dell’indagine palinologica e sui colori, nonché il significato della ricerca storica ed informatica sulla Sindone.

Nel corso dei lavori gli studiosi sono stati raggiunti dall’arcivescovo, monsignor Cesare Nosiglia, Custode pontificio del Telo, che ha avuto modo di elogiarne il lavoro. Al termine dell’incontro hanno quindi partecipato alla Messa in Duomo, celebrata da monsignor Giuseppe Ghiberti, già presidente della Commissione diocesana per la Sindone, e da don Roberto Gottardo, attuale presidente della Commissione diocesana per la Sindone. Infine  il passaggio davanti alla Sindone per una pausa di raccoglimento e contemplazione.

«Abbiamo voluto cogliere questa occasione dell’Ostensione come motivo di sempre più stretta collaborazione – ha concluso il professor Barberis – Ritrovarsi attorno alla Sindone conferma il senso del nostro impegno e rappresenta un momento di grande unità».

Senza categoria

ENEA: LA SINDONE DI TORINO NON È UN FALSO MEDIEVALE

Quella della Sacra Sindone è una vicenda lunga e tormentata che ancora oggi non riesce a mettere d’accordo chi crede che il lino sia l’autentico sudario che avvolse Gesù nel breve soggiorno nella tomba, e chi invece ritiene che si tratti della creazione di un artista del medioevo. Secondo alcuni, ci sarebbe lo zampino di quel grande genio che fu Leonardo da Vinci.

È davvero il lenzuolo che ha avvolto il corpo di Cristo nel sepolcro, oppure si tratta di un’ingegnosa opera d’arte concepita da un eccentrico artista del medioevo?

Parliamo della Sindone, una delle reliquie più controverse della storia della cristianità e l’occasione ci è offerta dalla Ostensione 2015, in programma dal 19 aprile fino al 24 di giugno nel Duomo di Torino.

A partire dal 1898, anno in cui fu scattata la prima immagine fotografica della Sindone dall’avvocato Secondo Pia, il lenzuolo è stato sottoposto a numerosi esami.

Eppure, nonostante le analisi dettagliate, la reliquia non vuole saperne di svelare i suoi segreti. L’ultimo studio è stato eseguito dai tecnici dell’ENEA alla fine del 2011, i quali non hanno dubbi: la Sindone non è un falso medievali e resta un enigma per la scienza, non riproducibile in laboratorio.

La Sindone è un lenzuolo di lino lungo 4,41 metri e largo 1,13, tessuto con una trama a spina di pesce, sul quale è impressa la doppia immagine del cadavere di un uomo morto dopo aver subito una serie di atroci torture culminate nella crocefissione.

L’immagine impressa sul telo è circondata da due strisce nere e da alcuni lembi mancanti dovuti all’incendio avvenuto nel 1532 a Chambery. Per caratteristiche della sua impronta, secondo la tradizione più antica si tratterebbe de lenzuolo citato nei Vangeli che servì ad avvolgere il corpo defunto di Gesù Cristo nella tomba. Tuttavia, nonostante i numerosi riscontri scientifici offerti dalle analisi scientifiche, la sua provenienza non può ancora definirsi provata.

La stessa Chiesa Cattolica, infatti, prudentemente considera la Sindone, più che a prova visibile dell’esistenza storica di Gesù di Nazareth e della sua resurrezione, come il rimando più diretto ed immediato alla drammatica conclusione della sua vita. Una delle definizioni più efficaci è stata offerta da Giovanni Paolo II, il quale definì il lino come lo “specchio del Vangelo”.

Leggi anche:

La fisica quantistica dimostra che la vita continua dopo la morte

Alla scoperta dei luoghi più misteriosi d’Italia

La storia della Sindone

Le prime testimonianze sicure sulla Sindone risalgono al XIV secolo, quando il cavaliere Geoffry de Charmy depose il lenzuolo nella chiesa da lui eretta nel 1353 nel suo feudo di Lirey, in Francia. Durante la prima metà del Cinquecento, Marguerite de Charmy tolse il lino dalla Chiesa di Lirey a causa dell’aggravarsi della Guerra dei Cent’anni, portandolo con sé nel suo lungo peregrinare per l’Europa.

Trovando accoglienza presso la corte dei duchi di Savoia, Marguerite trasferì la proprietà della Sindone ai Savoia, attraverso una serie di atti giuridici. Il lenzuolo venne riposto nella Saint Chapelle du Saint Suaire e i Savoia richiesero e ottennero da papa Giulio II il riconoscimento di una festa liturgica propria.

Ma il 4 dicembre 1532 un incendio devastò la Sainte Chapelle, causando gravi danni al lenzuolo, i quali furono riparati alla meglio nel 1534 dalle Suore Clarisse della città.

Fu Emanuele Filiberto a trasferire definitivamente la Sindone a Torino nel 1578, dove vi rimase nei secoli seguenti, divenendo oggetto di numerose ostensioni pubbliche e private. Ne sono testimonianza i numerosi dipinti presenti a Torino e in molti paesi del ducato.

Anche nella sua ultima collocazione la Sindone ha dovuto affrontare un nuovo drammatico incendio scoppiato la notte tra venerdì 11 e sabato 12 aprile 1997nella Cappella della Sindone posta tra la Cattedrale torinese e Palazzo Reale.

Pur non essendo la Sindone e la sua teca interessate dal fuoco dell’incendio, nel corso di quella notte fu deciso di rompere la struttura di cristallo e di portare via la Sindone, onde evitare sia i rischi di un crollo anche solo parziale della cupola della cappella, sia i possibili danni provocati dall’acqua degli idranti usati dai vigili del fuoco.

La ricerca scientifica

Dalla prima foto scattata da Secondo Pia più di cento anni fa, lo studio della Sindone è proseguito ininterrottamente sino ad oggi. Nel 1966 fu costituita la prima commissione di studio; nel 1978 furono eseguiti alcuni esami approfonditi da parte di un team di ricercatori americani dello STURP (Shroud of Turin Research Project) alla fine di una delle ostensioni pubbliche.

Nel 1988 arrivò il controverso risultato della prima datazione al radiocarbonio che collocava il lino tra il XIII e il XIV secolo, smorzando gli entusiasmi di chi voleva che la Sindone fosse l’autentico lenzuolo di Gesù.

Poco dopo, però, un gruppo di ricercatori laici invitò a prendere con prudenza i risultati della datazione, in quanto l’incendio del 1532 poteva aver alterato la struttura atomica e molecolare del lino, falsando così il risultato.

Nel 1998, Avinoam Danin, un botanico israeliano, dichiarò di aver identificato 28 specie di fiori diversi sulla Sindone durante l’ostensione di quell’anno. Secondo i suoi studi, l’unico luogo in cui esse sono presenti tutte insieme sarebbe una ristretta area tra Gerusalemme e Gerico.

Un’altra studiosa di pollini, Marzia Boi, ricercatrice presso l’Università delle Isole Baleari, mette in rilievo con chiarezza il fatto che i pollini testimoniano che il lenzuolo custodito a Torino aveva una caratteristica ben precisa: era un lenzuolo funerario, utilizzato secondo rituali presenti nell’area del Medio oriente da oltre due millenni. (Leggi articolo).

L’enigma dell’immagine impressa

L’ultimo studio sulla Sindone è stato pubblicato nel 2011 dall’ENEA, frutto di cinque anni di esperimenti svolti nel centro di Frascati.

Oggetto dello studio è “la colorazione simil-sindonica di tessuti di lino tramite radiazione nel lontano ultravioletto”: in soldoni, gli scienziati hanno cercato di capire in che modo possa essersi impressa l’immagine sul lenzuolo, cercando di individuare quei processi fisici e chimici in grado di generare una colorazione simile a quella della Sindone.

Lo studio firmato dai ricercatori Di Lazzaro, Murra, Santoni; Nichelatti e Baldacchini giunge ad una clamorosa conclusione: la Sindone non può essere un falso medievale! Così si legge in uno stralcio dello Studio riportato nel resoconto offerto da vaticaninsider.lastampa.it:

“La doppia immagine (frontale e dorsale) di un uomo flagellato e crocifisso, visibile a malapena sul lenzuolo di lino della Sindone di Torino presenta numerose caratteristiche fisiche e chimiche talmente peculiari che rendono ad oggi impossibile ottenere in laboratorio una colorazione identica in tutte le sue sfaccettature, come discusso in numerosi articoli, elencati nelle referenze.

Questa incapacità di replicare (e quindi falsificare) l’immagine sindonica impedisce di formulare un’ipotesi attendibile sul meccanismo di formazione dell’impronta. Di fatto, ad oggi la Scienza non è ancora in grado di spiegare come si sia formata l’immagine corporea sulla Sindone”.

Gli scienziati sono partiti dall’ultimo (e unico) esame completo compiuto nel 1978 dal team di scienziati dello STURP, uno studio che non si tiene in debito conto quando si ragiona sulla Sindone. I ricercatori americani conclusero che l’immagine corporea impressa sul lino non è dipinta, nè stampata, nè ottenuta tramite riscaldamento.

Gli scienziati utilizzarono strumentazioni all’avanguardia per l’epoca effettuando numerose misure di spettroscopia infrarossa, visibile ed ultravioletta, di fluorescenza a raggi X, di termografia e pirolisi, di spettrometria, ecc…

Non furono trovare tracce di pigmenti o di disegni. Le indagini rivelarono che lo spessore della colorazione delle fibre di lino è estremamente sottile, pari a circa 200 nanometri (200 miliardesimi di metro), corrispondente allo spessore della parete cellulare della singola fibrilla di lino.

Ma allora, se non è stata dipinta, nè impressa con il calore, cosa può aver generato l’immagine? E’ quello che si sono chiesti i ricercatori dell’ENEA, compiendo una serie di esperiementi con il laser che ha offerto dei risultati assolutamente strabilianti.

“La misura di radio datazione effettuata con il carbonio 14, per esempio, ha collocato l’origine del telo in pieno medioevo (1260 – 1390) ma questa misura sembra aver sofferto sia di errori materiali di calcolo sia di problemi di contaminazione”, spiega il dottor Paolo di Lazzaro, responsabile del Laboratorio Eccimeri del Centro Ricerche ENEA di Frascati, in una intervista pubblicata sul sito dell’ENEA.

Il principale interrogativo, però, sembra riguardare la realizzazione di questa immagine che ha caratteristiche chimiche e fisiche praticamente impossibili da replicare oggi, e a maggior ragione nel medioevo o in tempi più remoti.

“La curiosità è una delle caratteristiche principali degli scienziati. Di fronte all’immagine sindonica, invece di porci la domanda sul ‘quando’,ci siamo chiesti ‘come’”, continua Di Lazzaro. “I risultati ottenuti sono andati oltre ogni nostra aspettativa”.

Gli esperimenti hanno dimostrato che un impulso di luce ultravioletta estremamente breve (pochi miliardesimi di secondo) in un intervallo ristrettissimo di valori di energia e densità di potenza è in grado di colorare con la stessa cromaticità dell’immagine sindonica il tessuto di lino in modo molto superficiale, in pratica solo gli strati più esterni del singolo filo di lino.

Più precisamente, ciascun filo di lino (che ha un diametro di circa 0,3 millimetri) è composto da circa 200 fibrille. I ricercatori sono riusciti a colorare il primo strato di fibrille esposto alla luce laser, il cosiddetto “primary cell wall” della fibrilla di lino, una pellicola sottilissima spessa 0,2 micrometri che circonda la fibrilla, lasciando la parte interna della stessa fibrilla non colorata. Questa è una delle caratteristiche dell’immagine sindonica più difficili da replicare.

La procedura per trovare i giusti parametri laser adatti a colorare i tessuti di lino in modo simile alla Sindone ha richiesto circa due anni di tentativi. I ricercatori, infatti, hanno scoperto con sorpresa che è sufficiente una piccola variazione dei parametri laser per non ottenere più la colorazione.

Naturalmente, un risultato del genere apre numerosi interrogativi: cosa può aver generato un lampo di luce capace di imprimere un’orma sul lenzuolo di lino? Se la Sindone fosse realmente il sudario di Gesù Cristo, cosa potrebbe essere successo al suo corpo? Potrebbe essere il “segno” della resurrezione di Gesù? Sollecitato dalle questioni, è lo stesso Di Lazzaro a rispondere:

“Quando si parla di un flash di luce che riesce a colorare un telo di lino in modo simile alla sindone è facile portare il discorso nell’ottica del miracolo e della resurrezione. Ma come scienziati, noi ci occupiamo solo di eventi scientificamente riproducibili.

Quello che posso dire con assoluta certezza è che il nostro risultato è assolutamente riproducibile in laboratorio, lo abbiamo verificato più volte con attenzione. Se i nostri risultati scientifici possono aprire un dibattito filosofico e teologico, le conclusioni le lasciamo agli esperti dei rispettivi campi, e in definitiva alla coscienza di ciascuno di noi”.

Fonte:http://www.ilnavigatorecurioso.it/2015/05/01/enea-la-sindone-di-torino-non-e-un-falso-medievale/

Senza categoria

NEW YORK

Dal piccolo fiore al cosmo, un fascino per tutto

di Steve Sanchez

28/04/2015 – Per i dieci anni del Centro Culturale Crossroads, la serata in onore di monsignor Albacete. Una vita dominata da uno sguardo curioso alla realtà. Testimonianza, come «fiamma affermativa», di un cammino possibile anche oggi

La serata di sabato 25 aprile 2015 ricordava il decimo anniversario dell’apertura del Centro Culturale Crossroads, nato dal desiderio di «guardare con apertura, curiosità e giudizio critico ogni aspetto della realtà».

Quello che ha preso piede in una, poi due, ora in otto città sparse negli Stati Uniti,Crossroads, è iniziato qui, a New York. Solo avendo presente quell’inizio la serata sarebbe stata segnata dal desiderio, come ha detto Rita Simmonds nel suo saluto introduttivo, «di rinnovare il nostro primo amore» e di rinnovare lo sguardo sul mondo attraverso l’affetto per un uomo che è stato «il centro, il cuore e la mente del Centro Culturale Crossroads», monsignor Lorenzo Albacete.

Attraverso lo sguardo di tre fra i più grandi amici di monsignor Albacete, il giornalista Michael Sean Winters, lo scienziato Robert Pollack e la regista Helen Whitney, abbiamo sperimentato ancora una volta un modo di guardare alla vita originato da una grande tenerezza per l’uomo e una profonda passione per Dio fatto uomo.

La serata è iniziata con un momento di struggente bellezza: tre brani musicali eseguiti da Christopher Vath al pianoforte e David Han Marks al violino. Fra questi, particolarmente emozionante è stata una commovente esecuzione di Fratres di Arvo Pärt, un brano che ha ridestato in molti il desiderio di una nuova parola, una battuta, una risata del nostro caro amico Lorenzo.

Michael Sean Winters ha dato avvio alle testimonianze della serata con una riflessione sull’amicizia, nata nel 1992, in occasione di una cena a Washington. Winters aveva invitato monsignor Albacete per festeggiare il ritorno di una comune amica, Anna, da Sarajevo. «Non c’è bisogno di dire che ci conquistò tutti. Anch’io, come Anna, mi innamorai di lui a prima vista». Pochi giorni dopo, Winters ricevette una lettera che gli fece percepire una profondità molto maggiore di quella che aveva potuto immaginare alla cena. «Lorenzo aveva sofferto, era stato persino emarginato per la sua fedeltà al proprio cuore e al Vangelo. Notai che alla cena lui aveva manifestato tutte quelle caratteristiche che piacciono nella società mondana, ma in quell’ambiente la sofferenza non ha alcuna attrattiva. In lui non c’era solo fascino, intelligenza, prontezza di spirito, senso dell’umorismo; c’era il segno di una solitudine e di una autentica umiltà».

Il professor Robert Pollack, docente di Scienze Biologiche alla Columbia University, ha iniziato il racconto della sua amicizia con Lorenzo dicendo: «Lorenzo non era amabile. Le persone amabili non offendono, non dicono la verità a meno che non ne abbiano vantaggio. Le persone amabili sanno dire “no” con garbo. Lorenzo non era così». Ma per Pollack proprio questa mancanza di amabilità è stata ciò che ha generato la loro amicizia, e lo ha portato a riconoscere che «Lorenzo era parte della mia famiglia. Eravamo fratelli: era un fratello che porta una visione simile, ma distinta, dell’orizzonte mentale che uno ha».

Trovandosi a riflettere sul mistero di questa particolare forma di relazione attraverso una profonda meditazione sul Dna, si è spesso trovato, come Michael Sean Winters, a sentirsi riecheggiare in testa la voce di Albacete che gli ribatteva su questo o su un altro punto: «Bob, non esagerare! Siamo tutti e due degli scienziati, dove sono i fatti!». È un’altra testimonianza della presenza misteriosa che “monsignore” continua ad avere nella vita dei suoi amici. Pollack ha terminato la sua testimonianza leggendo una poesia di W.H. Auden, 1 settembre 1939: Oh, che io possa, composto come loro / d’Eros e di polvere, / assediato dalla medesima / negazione e disperazione, / mostrare una fiamma affermativa, e alla fine con una preghiera perché tutti i presenti e tutti gli amici di Lorenzo continuino a cercare la «fiamma affermativa» di cui la sua vita è stata testimonianza.

A Lorenzo piaceva la complessità, l’armonia, la luce, l’irriverenza e, soprattutto, la contraddizione. E credeva che stesse in questi elementi, e passasse attraverso questi elementi, ciò che ci rende così pienamente umani.

Helen Whitney, la famosa regista, ha iniziato la sua affettuosa testimonianza su monsignor Albacete, l’amico capace di condividere fino in fondo le sue domande spirituali, con il vivo ricordo del loro primo incontro. Era successo più di vent’anni fa, dopo un periodo molto difficile, mentre Helen lavorava a un documentario-reportage su papa Giovanni Paolo II. Era sul punto di rinunciare quando Winters le suggerì di parlare prima con monsignor Albacete. «Dopo tre ore eravamo ancora al telefono, ridendo, parlando, passando dal sublime al ridicolo, dal personale al metafisico… Beh, alla fine della conversazione ero di nuovo al lavoro, e per i tre anni successivi ho cercato il Giovanni Paolo II di Lorenzo».

Non aveva paura della difficoltà del mistero, e «non mitigava il colpo che la pretesa del cristianesimo ci reca», ha ricordato Whitney. Una sera in particolare, ha raccontato che era seduta nel suo soggiorno con alcuni amici, sua sorella e alcuni amici di lei, e con Albacete, guardando l’ultima intervista rilasciata dallo scrittore inglese Dennis Potter poche ore prima di morire. Uno dei suoi amici si rivolse a monsignor Albacete a cercare un po’ di consolazione. Whitney ricorda che lui non gliene offrì alcuna, ma le disse: «Io non posso darti alcun conforto, perché anch’io ho bisogno di conforto. Certo, la morte è una offesa. Perché? Perché non potremo mai conoscere quest’uomo di valore. Non c’è più. Voglio stare in silenzio davanti a questa realtà per qualche tempo, e non mitigarla. Più tardi, stasera, potrò parlare della mia fede nella vita che verrà, nella realtà della resurrezione, una pretesa immensa, lo so, ma a cui credo. Però, non adesso».

La serata è terminata con un breve omaggio da parte di Whitney: una rassegna dei contributi di Albacete ai suoi film su Giovanni Paolo II, sull’11 settembre e sul Perdono. Ancora una volta, si è potuto riconoscere l’abbandono pieno di coraggio al Mistero presente dentro la realtà che ha caratterizzato la vita di monsignor Albacete. È stato un esempio breve ma incisivo, nella sua vita, delle parole che Albacete rivolse a Crossroads dieci anni fa, quando venne fondato: «Fare esperienza della presenza di Cristo vi renderà profondamente affascinati da ciò che è reale, dal piccolo fiore, dal cosmo, macrocosmo o microcosmo, e da tutto ciò che di bizzarro voi studiate, persino i bilanci da Merrill Lynch. Se sarete consapevoli di questo, la strada vi condurrà a Cristo. Seguire la via di ciò che vi interessa vi condurrà a Cristo».

Crossroads Cultural Center’s 10th Anniversary from Crossr

Senza categoria

25 immagini di piani geometrici in natura per gli amanti della simmetria

plantas-geometricas-1-838x789I frattali possono sembrare troppo perfetti per essere veri, ma si verificano in natura da sempre . Esempi di matematica, fisica e la selezione naturale nel mondo in cui viviamo.

Come ha detto Galileo nel suo libro “The Tester”, “L’universo è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche.”

Abbiamo lottato per anni per capire questa geometria perfetta, la simmetria dell’universo e gli schemi naturali, che sono anche intriganti e affascinanti. Vediamo alcuni esempi bellissimi: [ BoredPanda ]

1. Aloe polyphylla

piante geometriche 1

2. Romanesco

piante geometriche 2

3. Tempio del Buddha (impianto ibridoCrassula pyramidalis con Crassula perfoliata)

piante geometriche 3

4. Dahlia

piante geometriche 4

5. Victoria regia

piani geometrici 5

6. fiori che assomigliano velluto

piante geometriche 6

7. frattale Cavolo

piani geometrici 7

8. Sunflower

piani geometrici 8

9. Pine-rugiadosa

piani geometrici 9

10. Hoya aldrichii

piante geometriche 10

11. Cactus

piante geometriche 11

12. Aloe polyphylla

piante geometriche 12

13. Camellia

piante geometriche 13

14. Viola sacculus

piante geometriche 14

15. Argyroxiphium sandwicense

piante geometriche 15

16. sedioides Ludwigia

piante geometriche 16

17. pianta succulenta

piante geometriche 17

18. Sesso impianto Lobelia

piante geometriche 18

19. aselliformis Pelecyphora

piante geometriche 19

20. foglie simmetriche

piante geometriche 20

21. frattale cavolo viola

piante geometriche 21

22. Pine Cone

piante geometriche 22

23. tequilana Agave

piante geometriche 23

24. Bel fiore simmetrico

piante geometriche 24

25. Araucaria arucana

piante geometriche 25